From: "XXxxxxxi" <xxxxxx@xxx.xxx>
To: <direzione@dirittoefamiglia.it>
Buon giorno, sono madre di due figli
minori che sono da me collocati in regime di affidamento condiviso per effetto
di separazione consensuale. L' assegno previsto di euro..... al mese non
mi è stato più corrisposto integralmente da mio marito da quando
il medesimo, lasciato il suo precedente lavoro dipendente per una azienda, si è
messo in proprio e gestisce insieme alla attuale convivente, presso la cui
abitazione vive, una agenzia di servizi (ben avviata) in forma societaria,
dichiarando tuttavia somme ridicole rispetto all'affettivo giro di affari. Mi
dicono che lui abbia diversi conti correnti dai saldi attivi non irrilevanti.
Io lavoro come impiegata e vivo in casa condotta in locazione. Il padre ha
pure tentato di ridurre l'assegno di mantenimento iniziando una azione di
revisione delle condizioni si separazione ma la sua richiesta è stata respinta
giacchè considerate non attendibili le sue dichiarazioni dei redditi. Mio marito
non ha alcuna bene di proprietà, tranne una moto d'epoca che ha intestato alla
sia compagna per sottrarla a mio eventuale sequestro. Non so come
procedere per dimostrare i redditi effettivi di mio marito e metterlo nelle
condizioni di dovere pagare l'assegno convenuto.
Se potesse darmi un consiglio gliene sarei grata.
Risponde Cinzia Petitti
Gentile signora,
Suo marito si è effettivamente posto in uno stato precostituito di impossidenza.
Il lavoro a nero può essere dimostrato solo con un eventuale accertamento a
mezzo della Guardia di finanza (attraverso la quale anche verificare i conti
correnti e titoli eventualmente intestati o cointestati a suo marito) da
sollecitare tramite il Tribunale civile od, eventualmente, con relazione
investigativa (dai costi decisamente non a tutti accessibili).
Peraltro, lo stesso Tribunale non crede e non crederà ai redditi dichiarati da
suo marito e, quindi, il problema rimane come ottenere il pagamento degli
arretrati ed il futuro adempimento.
Innanzitutto potrebbe pignorare la quota societaria.
Può effettuare pignoramenti mobiliari presso la casa della compagna per
costringere suo marito a pagare, per non subire lo stress di continue azioni
esecutive. Se il medesimo risulta lì' residente o domiciliato è legittimo il
pignoramento mobiliare, sussistendo una presunzione di appartenenza dei beni
mobili al debitore.
Può inoltre in sede civile chiedere l'applicazione dell'art. 709 ter cpc, ovvero
norma che prevede l'ammonimento del genitore inadempiente nonchè il risarcimento
dei danni in favore di coniuge e/o figli. Non è esclusa la possibilità di
chiedere la revoca del regime di affidamento condiviso in vigore per gravi fatti
imputati al padre. La violazione aggravata degli obblighi familiari sicuramente
è un fatto grave.
Non da ultimo perseguire la via penale della querela per violazione del
provvedimenti in vigore e degli obblighi assistenziali.
Dovrebbe cercare di utilizzare tutti insieme i legittimi strumenti giuridici in
modo tale da fare comprende a suo marito che non è intenzionata a soprassedere
oltre sul suo inadempimento.
Non può ravvisarsi alcuna responsabilità nella compagna di suo marito. Certo
potrebbe ipotizzarsi una azione revocatoria in merito alla vendita della moto
ma "la spesa non vale l'impresa".
Con i migliori auguri
> Buon giorno, mi presenterò per l'nesima volta in tribunale tra qualche
> giorno, per vedere riconosciuto il mio diritto agli alimenti, dopo
> tante sospensioni e rimandi.
> Sono madre di due figli minori che mi sono stati assegnati in
> affidamento condiviso con sentenza del 28 marzo 2005 dal giudice.
> Quindi, separazione consensuale, affido condiviso, diritto del padre
> atutte le visite come da prassi, ecc. ecc.
> Assegno previsto 600 euro al mese per il primo anno, e 800 per gli anni
> successivo. Premetto che mio marito esercitava un lavoro come artigiano
> parquettista, dichiarazione dei redditi ridicola, 9000 euro circa, ma
> ho dimostrato versamenti bancari per circa 44.000, per questo il
> giudice ha ritenuto di assegnarmi una cifre di quel tipo.
> Io lavoro come impiegata con contratto a progetto e guadagno circa 1600
> euro, ma ho il mutuo di 400 euro al mese, e tra prestiti che ho dovuto
> fare, bollette varie ecc, mi restano circa 800 euro al mese per vivere
> in tre persone.
> Il padre ha pensato bene di chiudere la sua attività e di lavorare in
> un bar con la sua nuova compagna dove svolgono lavoro come ass. in
> partecipazione per 347 euro lordi mensili.
> Il padre ha pure tentato di ridurre l'assegno di mantenuimento
> portandomi in tribunale, ma il giudice ha respinto la richiesta
> ritenendo non veritiere le sue motivazioni dal momento che anche in
> fase di separazione ha accettato il pagamente di 800 euro al mese pur
> dichiarandone 9000 l'anno di guadagno. Quindi esistono entrate non
> dichiarate.
> Lui vive nella casa di proprietà di questa compagna, lavora nello
> stesso bar con quel tipo di contratto, dichiara di non possedere
> neanche l'auto perchè lei ha fatto un finto acquisto per non renderla
> disponibile ad un eventuale sequestro.
> le chiedo, può esistere una responsabilità nel reato da parte di questa
> persona? Premetto che da un anno mi versa 200 euro al mese e me liversa
> questa donna per conto di mio marito. lui sembra non possedere conto
> corrente, chiaramente versa tutto sul conto corrente di questa signora.
> Non so come procedere per dimostrare il loro lavoro in nero.
> Se potesse darmi un consiglio gliene sarei grata.
> buon lavoro
Cordiali saluti.