Salve, sono una signora di 61 anni coniugata dal ’59 con un commerciante.
Dopo vari e ripetuti atteggiamenti di prepotenza, indifferenza ed egoismo nei miei confronti (fra i quali la scelta del regime di separazione dei beni) e nei confronti dei figli, ho deciso con il consenso dei figli di separarmi. Prima di apprestarmi però a tale passo, vorrei capire cosa mi spetta di diritto, considerando anche che l’unica figlia non sposata (l’anno prossimo si laureerà) vivrà con me.
Ho lavorato dal ’63 (e fino all’anno scorso) presso il negozio di mio marito, dando un contributo determinante (ben superiore a quello di mio marito) al suo successo. Non ho però naturalmente mai ricevuto in cambio alcuno stipendio; mio marito si è semplicemente limitato a versarmi i contributi per la pensione in qualità di "coadiuvante".
Per questo motivo dall’anno scorso ricevo una pensione di £ 1.000.000 al mese.
Grazie anche (e soprattutto ) al mio lavoro, mio marito si è potuto permettere l’acquisto di case e terreni. Io sono semplicemente in possesso di 2 locali in comproprietà con lui (piu o meno il mio patrimonio corrisponde al 20% circa di quello di mio marito).(tra l’altro, 1 dei 2 locali di cui ho la comproprietà è affittato da parecchi anni, e io dei soldi dell’affitto non ho mai visto una lira, se non a partire dall’anno scorso).
Anche la casa in cui ora abitiamo io, mio marito e mia figlia è naturalmente intestata a lui.
Se dunque mi separo (e ciò difficilmente avverrà consensualmente) posso ragionevolmente sperare nell’ottenimento di un assegno da parte di mio marito, considerando il fatto che, come dicevo, mia figlia vivrà con me?
Cordiali saluti,
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Per Diritto & Famiglia risponde l'avv. Cinzia Petitti

Gentile signora, cercherò di risponderLe in base alle informazioni che lei mi ha fornito. In primo luogo, qualora dovesse avviarsi per la strada della separazione giudiziale, già con l'udienza presidenziale, nella quale vengono adottati i provvedimenti provvisori ed urgenti, le verrebbe assegnata la casa coniugale, di proprietà di suo marito, nella quale continuerà ad abitare con sua figlia, non ancora economicamente autosufficiente. Fino a quando non lo diverrà potrà contare su tale provedimento di assegnazione. Successivamente suo marito, in considerazione dei suoi redditi (proprietaria di due locali, pensione di un milione al mese), potrebbe riottenerne la restituzione.

Nella stessa presidenziale, sulla base delle informazioni che fornirà sul reddito di suo marito, potrà ottenere senza dubbio un assegno di mantenimento per sua figlia e, dimostrando l'esistenza in costanza di matrimonio di un certo tenore di vita, anche un'assegno per lei.

In corso di istruttoria, in base alle prove acquisite l'ammontare dell'assegno potrà variare. E' importante dimostrare l'ammontare(cospicuo pare) dei redditi di suo marito ed il tenore di vita goduto o che avrebbe potuto godere durante il matrimonio, altrimenti il giudice, in considerazione delle sue risorse (proventi della locazione, pensione) dei locali, potrebbe escludere o ridurre di molto per lei l'assegno di mantenimento. Per quanto riguarda i canoni di locazione dei locali in comproprietà, ben può chiedere la restituzione (con apposita azione..non può farlo nel giudizio di separazione) del 50% di essi (ovvero di quelli relativi agli anni che non le sono stati da suo marito versati).

Altri diritti, poi, le provengono dal lavoro prestato nell'impresa familiare dal 1963 al 1999 . Nel suo caso, infatti, le vengono riconosciute una serie di prerogative. In particolare, l'art. 230 bis del codice civile stabilisce che "il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nell'impresa familiare..ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia (cosa che in costanza di matrimonio suo marito dovrebbe aver fatto) e partecipa agli utili..ed ai beni acquistati con essi nonchè agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento..in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato". Anche questi diritti devono essere fatti valere in apposita sede giudiziaria (giudice del lavoro). E' logico che gli esiti dipendono dalla considerazione di tutte le circostanze del suo caso.

Con i nostri migliori saluti.

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Avv. Enrico Franceschetti (per Diritto & Famiglia)

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