Gradirei sapere:
1) una donna che ha convissuto per più di tre anni con un vedovo, e dal quale ha avuto una bambina, ha diritto, dopo la morte di costui, a continuare ad abitare per tutta la vita nella casa del convivente?
2) I figli di primo letto possono pretendere di avere la loro parte di eredità della casa prima della morte della convivente del loro padre?
3) Esistono delle norme e delle sentenze in merito?

Per diritto e famiglia risponde l’avv. Cinzia Petitti.

La convivente del de cuius non ha per legge alcun diritto ereditario e tra questi quello di abitazione riservato per legge esclusivamente al coniuge.
Potrà solo beneficiare di lasciti o legati disposti con testamento e che non intacchino la quota di legittima di coniuge, discendenti, ascendenti legittimi)
Tuttavia il minore, figlio naturale, al pari e nella stessa misura dei figli legittimi, ha diritto a partecipare pro quota all’eredità. L’unica differenza tra filiazione legittima e naturale permane nella facoltà concessa ai discendenti legittimi di liquidare in danaro o in beni immobili ereditari la quota di eredità spettante al fratellastro.
L’ eredità del figlio naturale se minore deve, comunque, essere accettata con autorizzazione del giudice tutelare il quale, valutato l’interesse del minore, può dare disposizioni circa l’impiego dei capitali costituenti la quota di eredità. La madre, in qualità di genitore, ha potere di amministrare (art. 320 codice civile) i beni del figlio sui quali conserva l’usufrutto legale (artt. 324 ss. codice civile).
Fino a quando tuttavia gli eredi che hanno accettato l’eredità non provvedono alla divisione giudiziale o consensuale del patrimonio ereditario e l’asse ereditario sia costituito, come nel caso che ci occupa, dall’immobile in questione (e/o da altri beni) ciascun erede (e quindi anche il minore con la madre), in applicazione delle norme sulla comunione dei beni (art. 1102 c.c ss) potrà servirsi della cosa comune (ovvero dell’immobile) “purchè non ne alteri la destinazione e non impedisca ad altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto”

Con i migliori saluti. Avv. Cinzia Petitti


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