sono una straniera che dal 1997 ha avuto una vonvivenza con un
italiano, separato dal 1994. Dalla nostra convivenza non sono nati figli.
Il mio compagno, ebbe a presentare dichiarazione di emersione di lavoro
irregolare di extracomunitari addetti al lavoro domestico e di
assistenzza. Ho svolto infatti lavori di assistenza per il mio compagno,
gravamente ammalato fino al momento della sua morte.
Cosa posso ottenere da questo mio rapporto di lavoro, considerato che lo
stesso non ha lasciato nessuna disposizione testamentaria in mio favore?
Posso intentare giudizio nei confronti degli eredi per ottenere differenze
retributive e quant'altro connesso alla mia prestazione lavorativa?
Può il fratello del mio compagno subentrare nel rapporto di lavoro di
assistenza familiare? E come?
Per dirittoefamiglia
risponde l'avv. Cinzia Petitti
Gentile signora,
se non ci fosse stato come da lei ammesso un
rapporto di convivenza, la questione sarebbe facile. Lei potrebbe
intentare giudizio contro gli eredi per vedersi riconoscere la giusta
retribuzione e quanto altro per lavoro da lei effettuato.
V'è, peraltro, quale prova dello stesso la
dichiarazione di emersione da lavoro irregolare di cui lei parla.
La questione è che gli eredi potrebbero
eccepire che il rapporto di lavoro fosse fittizio (simulato) e la
dichiarazione presentata solo per consentirle di permanere in Italia e
continuare la sua relazione con il defunto.
Difatti, le prestazioni effettuate nel corso
di una convivenza vengono considerate dalla legislazione italiana come
obbligazioni naturali e come tali non ripetibili.
Ovvero gli eredi potrebbero eccepire che lei
volontariamente accudiva il proprio compagno che in cambio le dava
vitto,alloggio e condivideva con lei in vita i suoi averi.
Se, tuttavia, il suo compagno le versava i
dovuti contributi di legge e le dava materialmente uno stipendio mensile o
periodico (e di ciò v'è prova - preferibilmente scritta..ricevute,
assegni, versamenti su conto corrente etc.- o per testi) le consiglio
comunque di provare la via giudiziaria.
Gli eredi probabilmente, pur di evitare una
vertenza, potrebbero concludere una buona transazione.
Per quanto riguarda il subentro di cui mi
parla, lo escludo essendo il permesso nominativo e, mancando, peraltro,
l'oggetto della prestazione lavorativa (il povero defunto).
Con i migliori auguri.
Cinzia Petitti