Date: Sun, 22 Feb 1998 15:44:36 +0100
From: xxxxx xxxxx <xxxxxi@xxxxxt>
MIME-Version: 1.0
To: redazione@dirittoefamiglia.it
Subject: Ancora un altro Papà Senza Figlio
X-Priority: 3 (Normal)
Content-Type: text/plain; charset=x-user-defined

Salve sono un prossimo potenziale Papà Separato.
Ho trovato l'indirizzo in rete e mi accingo, disperato, a chiedere consulenza.
Ho convissuto con la mia attuale moglie dal Maggio'89, siamo sposati dall' 8/5/93 e abbiamo un bimbo di 2 anni e 1/2 .
Mia moglie per ambizioni lavorative ha cominciato a trascurare il nostro rapporto. Dopo ripetute richieste di chiarimento inerenti il suo comportamento nei miei confronti, con scuse banali mi ha detto che vuole la separazione .
Premetto che non ci sono motivi validi come violenze e/o adulterio da parte mia , anzi forse fin troppo mammo nei confronti dio nostro figlio del quale sono innamoratissimo e non vorrei perdere .
Ho sospetti fondati che durante tutto l'anno passato e in questo mese di gennaio mi abbia tradito con un suo collega che l'ha accompagnata nei suoi viaggi di lavoro all'estero, circa uno ogni mese .
Chiaramente lei nega tutto dicendo che sono solo mie opinioni.
Io dal canto mio ho la conferma della compagnia aerea e dell'albergo sulla presenza di questa persona che non doveva esserci.
Ho parlato con un legale e mi ha detto che ora i giudici non fanno distinzione tra madre e padre, si basano sulla disponibilità del genitore potenzialmente affidatario a crescere il figlio nel miglior modo possibile. Potendo puntare sul suo impegno lavorativo e sui suoi continui viaggi all'estero forse riesco ad ottenere l'affidamento o al massimo un affido congiunto.
Alcune discussioni fà mi propose di accettare una separazione consensuale che io non accettai perchè consisteva nella cessione della casa e del figlio. Ora mia moglie mi minaccia dicendo che mi porterà via sia il figlio che la casa .
Io invece continuo a ripetere che non voglio perdere ne lei ne il figlio con una separazione per delle scuse banali dopo 9 anni d'unione.
Non sapendo piu cosa fare chiedo consiglio a chi ne è più competente o a chi purtroppo è già passato o sta passando i miei stessi guai.
Le domande mie sono semplici:
a) Possibile che lei non debba giustificare ad un giudice il motivo della richiesta di separazione?
b) Può lei costringermi alla separazione anche contro la mia volontà?
c) Ne potrebbe tener conto il giudice della mia disponibilità giornaliera verso mio figlio, dalle 16:30 in poi, mentre mia moglie è libera
dalle 18:00 ?
d) Sono a conoscienza del disegno di legge per la modifica dell'art.155 ma non so a che punto stia .

Contando in una risposta certa ringrazio.
xxxxxxx xxxxxx

Risponde la Redazione:

Cogliamo l'occasione del Suo messaggio per affrontare un problema che interessa ormai migliaia di persone.
L'altro coniuge vuole la separazione: a cosa vado incontro?

Occorre innanzi tutto accettare un dato di fatto: se il legame che legava la coppia e' venuto meno, e se uno dei coniugi chiede la separazione legale, non ci si puo' opporre in alcun modo. Resta solo da verificare la possibilita' di giungere alla separazione medesima nel modo piu' pacifico possibile, concordando gli aspetti patrimoniali e quelli, ben piu' delicati, relativi ai figli.
La separazione consensuale, naturalmente, presuppone un accordo completo sulle condizioni della separazione; percio' quando uno dei coniugi  non ritiene di poterne essere soddisfatto ha tutto il diritto (e dovere) di non accettare, scegliendo una procedura contenziosa.
Per giungere ad un buon accordo molto importante e' l'aiuto di un professionista serio ed autorevole, che possa in un certo senso fungere da "arbitro" interpretando le diverse esigenze e redigendo un atto accettabile da entrambi.
Se tale possibilita' non puo' concretizzarsi, si andra' incontro ad una procedura giudiziale, costituita da un vero e proprio processo con tanto di istruttoria (tanto piu' "dura" quanto piu' lontane saranno le posizioni dei separandi), durante il quale sara' un magistrato a decidere sugli interessi della famiglia.
Si puo' anche tentare di ottenere una pronunzia con la quale si qualifichi uno dei due coniugi responsabile della fine del rapporto matrimoniale, per avere con il suo comportamento in violazione degli obblighi contratti reciprocamente al momento del matrimonio (per esempio con un tradimento), causato la rottura e la separazione.
Una procedura del genere dura, pero', molti anni e comporta inevitabilmente grande stress e sofferenza. L'istruttoria vedra' momenti in cui si evidenzieranno i momenti piu' tristi della trascorsa vita in comune ed in generale si vivra' un combattimento senza esclusione di colpi, a volte anche davvero spietati.
Occorre quindi che, nel momento in cui si imposta l'azione da intentare, assistiti da un legale competente ed equilibrato, si valutino con grande attenzione i pro ed i contro a cui si va incontro, soprattutto considerando il superiore interesse dei minori, che potrebbero riportare traumi irrimediabili nel corso del giudizio.

Detto questo, e per venire alla prima delle Sue domande, occorre ammettere che al di la' del dato normativo, evidentemente comune a tutto il territorio nazionale, esistono indubbiamente differenze interpretative e comportamentali in ogni Tribunale.
Nelle questioni relative all'affidamento dei minori v'e' da dire che la maggior parte dei magistrati ritiene di dover privilegiare il rapporto figlio-madre, preferendo affidare il minore a quest'ultima.
Basta dare un'occhiata alle statistiche nazionali (da noi pubblicate nel breve saggio su La legislazione e l'evoluzione della Famiglia) per rendersi conto dell'enorme sproporzione esistente in merito.
Non e' questa la sede migliore per commentare tale tendenza: e' evidente che entrambe le figure genitoriali sono assolutamente fondamentali ed irrinunciabili per il corretto sviluppo di un bambino e che, in ogni caso, l'affidamento all'uno o all'altro dei genitori pone problemi seri ed inemendabili.
E' anche evidente e noto che spesso l'affidamento viene vissuto come una rivincita o come uno strumento di ritorsione verso l'altro coniuge, sortendo effetti devastanti per la psiche dei minori.
Resta solo da confidare nella coscienza e nel buon senso di genitori ed operatori del diritto per ridurre al minimo danni e traumi... ma l'esperienza ci induce ad un certo pessimismo, purtroppo.
La tendenza sopra menzionata, comunque,  non contraddice necessariamente le affermazioni rese dal legale da Lei interpellato: egli infatti puo' conoscere, e sicuramente conosce, meglio di noi le consuetudini dei magistrati giudicanti della Sua zona e quindi essere senz'altro piu' attendibile al riguardo.

Va ricordato, fra l'altro, che l'affidamento si lega al "destino" della casa coniugale: in linea di massima, infatti, essa sara' assegnata al coniuge affidatario con il fine di mantenere per i minori un ambiente il piu' possibile immutato.
Cio' significa che, nella stragrande maggioranza dei casi, un marito si trovera' ad essere allontanato bruscamentesia dai propri figli che dall'ambiente familiare.

Infine, in merito alla Proposta di modifica dell'art. 155 c.c., non posso fornirLe informazioni precise: potrà pero' rivolgersi direttamente all'associazione Gesef per ottenerne di piu' aggiornate.

Cordiali saluti ed auguri.


[Redazion/problemi/return.htm]