Sono sposata da circa 3 mesi con un uomo che precedentemente ha avuto una relazione con una prostituta nigeriana oggi munita di permesso di soggiorno. Lei è rimasta incinta facendo credere a mio marito che se fosse rimasta incinta avrebbe abortito senza problemi. Ora ha partorito e continua a mandare messaggi sms ed a dar fastidio (infatti il suo scopo sono i soldi), come possiamo proteggerci da un eventuale riconoscimento forzoso?
Ora lei è presso xxxxxxxxx ed ha avuto episodi di schizofrenia ed aggressioni fisiche a danno di mio marito (durante la convivenza) in cui sono intervenuti più volte i carabinieri.
Per Diritto & Famiglia risponde l'avv. Cinzia Petitti
Gentilissima lettrice
mi rendo conto che la situazione che state vivendo lei e suo marito, soprattutto a distanza di così breve tempo dalle nozze, è difficile da accettare e sostenere.
Tuttavia ritengo che gli interessi suoi, di suo marito e della stessa signora nigeriana siano da porsi in secondo piano rispetto a quello assolutamente preminente del minore coinvolto.(E' sicuro suo marito che il figlio sia suo? In caso di dubbio sarebbe risolutivo il test del DNA che oggi dà risultati al 99,99 %).
La situazione del bimbo (a) è sicuramente molto più penosa della vostra. Privo di adeguati mezzi di sostentamento ed affidato ad una madre con gravi problemi mentali.
Si tratta pur sempre del figlio di suo marito e non credo che nessuno di voi due abbia veramente intenzione di privare il bambino del suo futuro.
La mia è sicuramente una risposta molto dura ma non riesco a vedere la soluzione in altro modo.
Ritengo, infatti, che se suo marito è sicuro di essere il padre debba riconoscere il bambino spontaneamente, versare alla madre un assegno di contributo al mantenimento (solo per il piccolo ovviamente) ed esercitare il suo diritto-dovere di visita.
Invero, data la situazione, probabilmente sarebbe addirittura necessario valutare l'opportunità di chiedere l'affidamento del bimbo medesimo. Ma mi rendo conto che sarebbe chiederle di compiere un gesto eroico.
C'è sempre la possibilità di dare il bambino in affido od in adozione ad una famiglia che se ne prendi cura e possa crescerlo con amore.
Il riconoscimento forzoso, se realmente il bambino è di suo marito, non può in alcun caso essere ostacolato. I tempi giudiziari sarebbero comunque lunghi. Tuttavia, successivamente alla sentenza giudiziale di dichiarazione della paternità, la madre potrebbe ottenere oltre ad un congruo assegno di contributo al mantenimento del minore anche un rimborso delle spese sostenute dalla medesima sin dalla nascita del bambino.
Suo marito, pertanto, potrebbe ritardare il riconoscimento ma più tempo passa e maggiore sarà l'aggravio economico a suo carico.
Non credo che la madre del bambino miri solo ad avere soldi. La povera donna è disperata, da quel che mi scrive, e sa bene che solo il padre può assicurare al suo bambino un futuro decoroso.
Spero che tutti insieme riusciate a trovare la soluzione migliore per voi ed il bambino.
Con i più cordiali saluti della redazione di Dirittoefamiglia.
Cinzia Petitti.